Di storie che intrecciano la vita di diversi personaggi ce ne sono molte, ma quando ci troviamo difronte a 8 personaggi…

…può nascere un universo letterario senza eguali.

Oggi intervistiamo lo scrittore Federico Barbieri per conoscere la fascinazione che la sua trilogia “8 personaggi” ha generato.

S.C.: Ciao Federico, sono molto contento di intervistarti sul tuo romanzo 8 personaggi.

La cosa che mi colpisce è soprattutto il fatto che sia una trilogia, cosa frequente con le saghe fantasy o polizieschi, più rara con un romanzo di formazione come il tuo. Come è nata l’idea?

F.B.: È nata con la volontà di sottolineare in maniera più marcata l’idea filosofica di base che è la struttura del mio romanzo: Tesi, Antitesi e Sintesi.

All’inizio è stato pensato come libro unico e in realtà è così che io l’ho scritto.

Successivamente, dopo la lettura del mio editore, è stato lui a propormi l’idea di dividerlo in 3 parti e dar forma così a una trilogia.

Questo aiuta non solo la lettura, i singoli libri risultano altamente più fruibili rispetto a un unico volume, ma anche a comprendere il filone filosofico che è la base del racconto, distinguendo i singoli passaggi della filosofia hegeliana.

S.C.: Sono usciti i primi due volumi: C.R.E.P.P. e Per aspera ad astra.

Ognuno ha uno stile tutto suo, non dico che sembrino scritti da due persone diverse, ma hai dovuto fare un esercizio ben preciso per caratterizzarli.

F.B.: È stata senza dubbio la cosa più difficile da realizzare.

L’idea di rappresentare il tempo come giudice al di fuori di tutto, al quale nessuno può sfuggire; autore compreso.  Il quale scrivendo in diverse parti della sua vita, ha un modo di raccontare che è condizionato dalla sua esperienza vissuta e dalla sua maturazione.

Cercando di essere più realistico possibile ho immaginato una persona che in adolescenza narri le proprie esperienze.

Il suo lessico e il suo modo di farla sarà, per forza di cose, condizionato dal suo modo di vivere quegli anni e dalla sua formazione.

Diversamente lo farà un uomo maturo che con la sua formazione di studi completata e la sua vita già impostata, avrà tutto un altro lessico.

Spero di esserci riuscito.

S.C.: Tre volumi, tre momenti della vita, tre approcci filosofici. Iniziamo dalle fasi evolutive che rappresentano, poi ti chiederò del lato filosofico.

F.B.: Rappresentano le maggiori fasi di crescita di una vita. L’Adolescenza, la Maturità e la Senilità.

Ogni singolo volume rappresenta un passaggio, un cambiamento radicale di consapevolezza del proprio essere.

S.C.: Dal punto di vista filosofico, i tre volumi fanno un parallelismo con Tesi, Antitesi e Sintesi hegeliana. Un altro aspetto che richiede un certo impegno, oltre che delle nozioni di base.

F.B.: Naturalmente almeno una base liceale diviene fondamentale per riuscire a capire questo parallelismo; è un aspetto che mi ha sempre affascinato e che ho voluto inserire come scheletro per il mio messaggio.

Ogni oggetto, teoria, sentimento, ricordo, per esser definito reale deve passare attraverso un’analisi.

Propongo una teoria, un mio pensiero su come potrebbe essere (Tesi), faccio tutte le prove per vedere se quello che ho pensato può esser giusto o sbagliato (Antitesi), traggo le conclusioni (Sintesi).

A mio parere la nostra vita segue fedelmente questo schema: ho le mie idee sul mondo e su come vorrei essere (Adolescenza), mi scontro con esso e con la realtà che mi circonda per poter essere ciò che vorrei essere (Maturità), ho l’esperienza e posso trarre un bilancio (Senilità).

S.C.: In questa intervista vorrei approfondire il discorso su C.R.E.P.P., poi avrò il piacere in un’altra intervista di chiederti di Per aspera ad astra.

Qui i personaggi sono principalmente due: Irene e Paolo. Vuoi raccontarci di loro? Personalità, gusti, approccio alla vita.

F.B.: Assolutamente. Irene rappresenta il pragmatismo, è una donna con i piedi per terra, una persona che punta tutto sul proprio lavoro per potersi realizzare. Crede fortemente nell’amicizia.

Paolo è invece un sognatore, amante della vita e della conoscenza. Crede e cade sotto i colpi dell’Amore.

Sono due personaggi contrapposti, ma allo stesso modo vicini, ciò che li unisce è la fiducia incondizionata che entrambi fanno risiedere nell’amicizia.

S.C.: Ti vedi più simile a Paolo o a Irene come modo di essere?

F.B.: A entrambi. Tutti i miei personaggi hanno qualcosa di me, ho voluto dar a ciascuno di loro un piccolo aspetto del mio essere.

Per quanto diversi, sono accumunati da un piccolo seme che ho piantato. Sono come una specie di figli. Ogni autore è come un padre per i suoi personaggi e ai nostri figli, volenti o nolenti, lasciamo una parte di noi.

S.C.: San Raffaele, la cittadina in cui si ambienta gran parte della storia, prende forma dalla tua fantasia, ma non è proprio così.

F.B.: Esatto, è un nome inventato, l’unica non reale in tutto il romanzo.

Ho voluto darle un nome di fantasia per far sì che il lettore non la catalogasse in un determinato luogo, ma al contrario che la potesse vedere come la propria.

Naturalmente le vie e i palazzi che ho descritto sono reali, presi in prestito da città a me care.

San Raffaele, quando l’ho ideata, doveva essere la città di tutti, la città dove ognuno di noi potesse ritrovarsi a vivere le proprie emozioni e i propri sogni.

S.C.: A chi ti ispiri come lettore? Come si è formato il Barbieri lettore e poi scrittore?

F.B.: A tutti e a nessuno. Cerco di leggere il più possibile in tutti i generi letterali, di far mie più esperienze possibili.

Gli scrittori sono dispensatori di esperienze, gente che, vivendo qualcosa, ha bisogno di condividere.

Il Barbieri scrittore nasce così, dal desiderio di condividere emozioni e sensazioni che non potevano rimanere solamente in lui, ma al contrario che potessero regalare uno spunto di riflessione a più persone possibile.

S.C.: Tu sei un batterista, come fondi la letteratura alla musica?

F.B.: Per ora sono ancora due passioni separate, ma prima o poi vorrò scrivere un concept album letterario, mettere una mia opera in musica. È ancora un sogno, ma spero un giorno che potrà divenire realtà.

S.C.: Grazie di avermi rilasciato questa intervista, un consiglio di lettura che vuoi dare a chi ci sta leggendo?

F.B.: Leggete, leggete, leggete. Il più possibile e tutto quello che vi può capitare. Non ci sono emozioni che non vale la pena conoscere e vivere, ragion per cui non esistono libri che non vale la pena leggere.

 Intervista di Simone Colaiacomo

Prendi la tua copia di 8 personaggi: C.R.E.P.P.!

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Buona lettura dal blog Horti di Giano!

 

 

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