Cerchi delle storie horror che sappiano coinvolgerti attraverso la drammaticità del reale?

Questa raccolta di racconti si aggrappa alle emozioni di chi sta per apprestarsi a leggerla. L’autore invita a leggere questo libro intriso di storie horror in un modo ben preciso: a luce fioca.

Il titolo è evocativo di un’atmosfera che induce determinati stati d’animo a manifestarsi, pone subito il lettore in una condizione che esprime una messa in scena che non genera equivoci.

A luce fioca, di Salvatore Napoli, è il primo atto di una serie di racconti brevi che pongono in essere la manifestazione di ansie, paure, pensieri sconnessi che emergono nelle menti dei personaggi.

Il lettore percepisce in ogni riga come la linea delle emozioni del protagonista viva un costante dubbio. Come capita nella prima ma anche nella seconda delle storie horror raccontate in questo libro, la percezione subisce un condizionamento a doppio livello: di ambiguità quanto di certezza. Certezza che il fatto stia per compiersi, o si sia compiuto nella mente del cattivo o invece avvenuto nella pratica; ambiguità, poiché la linea di confine tra il reale e il pensato diventa confusa e non delineata.

Cinque racconti che dal titolo evocano vissuti tangibili quanto immateriali, come per Paura e Il sospetto, oppure vanno dritti al personaggio come La casa del Van Gogh nero e Norman; ma vi è anche l’enigmatico L’uovo nel sugo è la fine del mondo.

Abbiamo storie horror in cui i personaggi non sono supereroi, non sono persone normali che diventano eroi per un giorno. Sono persone, con le loro paure, i loro difetti, i pensieri che li affliggono e accompagnano, semplici, quotidiani.

È l’evento che non vorresti augurare neanche al tuo peggior nemico che diviene realtà per colpa del caso.

Può capitare di percorrere la strada sbagliata o entrare in un negozio un attimo prima di un evento drammatico, o perché qualcosa sta accadendo nella porta accanto.

Lo stile di Salvatore Napoli è fluido, scivola comodamente sotto gli occhi.

L’uso non abuso del linguaggio dialettale delle sue origini rende ancor più vera la dinamica della storia.

L’introspezione è presente, copiosa, il pensiero anticipa la parola e l’azione, perché le paure nascono nella mente e questo l’autore lo sa bene e lo esterna con padronanza di scrittura.

Una penna che al suo esordio ha saputo unire la fluente fantasia alla drammaticità del reale, e facendo un paragone artistico direi che, come in un dipinto di un impressionista olio su tela, il pennello accompagna  all’atto finale della scena che immortala il volto terrorizzato dell’ennesima vittima, come fosse in un parallelo alla Wilde un alternativo quanto moderno Basil Hallward.

Genere: horror
Edito: Selfpubishing (2018)
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di Simone Colaiacomo

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