Tap Town non dorme mai e Blood Red Paint ne è la riprova.

Dal nuovo capitolo della serie “I delitti di Tap Town”, la seconda indagine che presenta un nuovo personaggio: il detective Thomas Hardy.

Intervistiamo Roberto Monti sul suo hard boiled Blood Red Paint.

S.C.: Ciao Roberto, è un piacere ospitarti ancora qui sul nostro blog dopo il viaggio fatto a Tap Town con Blue Room Hotel!

R.M.: Grazie. È sempre un piacere essere qui con voi.

S.C.: Il nuovo romanzo, uscito a dicembre 2020, è uno spin off del precedente romanzo, sempre ambientato nella città più criminosa del mondo fantastico. Come ha preso forma questa nuova indagine?

R.M.: Sinceramente Tap Town mi mancava. Con Blue Room Hotel avevo cominciato a conoscerla, visitandone i quartieri e assaporandone gli intrighi.

Fare ritorno in città era per me un bisogno e quindi, riprendendo alcuni dei personaggi presenti nel primo libro, ho deciso di investigare, insieme a Thomas Hardy, su una serie di delitti a catena avvenuti in città.

S.C.: Blood Red Paint racchiude l’intrigo del giallo, le atmosfere del noir e la voglia di far conoscere cose nuove attraverso le parole. In questo caso hai toccato il mondo dell’arte.

R.M.: Blood Red Paint ruota, appunto, attorno al mondo dell’arte, principalmente sull’arte di strada, dove i muri e i vagoni dei treni sono le tele su cui dipingere con la vernice al radio dei writers.

Come ti dicevo, avevo bisogno di conoscere Tap Town meglio e questa indagine mi ha permesso di farlo.

La Street Art mi affascina sin da quando era più piccolo, perché ti porta a rivedere lo spazio della città in modo differente e, soprattutto, perché permette a chiunque di godere dell’arte senza dover varcare la soglia di un museo.

Anche se poi, le indagini condotte da Hardy lo porteranno al Tap Town Museum.

S.C.: Il tuo personaggio principale, Thomas Hardy è un detective della polizia che ha una visione della giustizia tutta sua. Come è nata l’idea?

R.M.: Thomas Hardy è nato da solo, nel senso che non ho strutturato il personaggio prima di farlo muovere a Tap Town.

Nella mia mente, quando mi sono messo a scrivere di lui, a livello d’immagine avevo ben presente il detective del film Dick Tracy.

Per quanto riguarda gli aspetti del suo carattere invece, ha fatto tutto lui. Thomas Hardy, infatti, è un figlio di Tap Town, nel bene e nel male.

Il suo trascorso come infiltrato, il modo in cui tratta con gli informatori e come porta avanti le sue indagini sono il frutto degli anni vissuti in città e, quindi, di chi lui è.

Io ho dovuto solo far accadere le cose e attendere che lui cercasse di risolvere il caso.

S.C.: Le descrizioni dei luoghi della città di Tap Town sono sempre caratteristiche e aiutano il lettore a catapultarsi in questa geografia urbana fatta di zone ricche e bassifondi, di centro storico, di quartieri alla moda e vicoli degli artisti, poi c’è il porto e molto altro. Come prendono forma nella tua mente?

R.M.: Ho la fortuna di far interagire i miei personaggi all’interno di un’intera città. In questo modo posso creare i luoghi ideali, sfruttando al massimo ogni angolo di Tap Town.

Il fatto che la criminalità dilaghi ovunque poi, attribuisce ad ogni scenario quello “sporco” essenziale per le atmosfere dei romanzi che scrivo.

In Blood Red Paint, rispetto a Blue Room Hotel, ho spinto parecchio sull’acceleratore in questa direzione.

Sicuramente il Jungle Vinyl di Ben Fritidis è stata l’ambientazione che più ho adorato inventare, per la passione dei vinili che mi contraddistingue.

S.C.: Entriamo più nel discorso artistico. L’indagine ruota attorno alla Street Art. Cosa ti lega a questo mondo?

R.M.: Parto sempre dal presupposto che bisogna parlare, scrivere in questo caso, di qualcosa che si conosce.

La Street Art è un mondo che conosco da molto tempo e in cui, per qualche anno, ho vissuto.

Con Blood Red Paint ho voluto anche portare alla luce le motivazioni e le regole che caratterizzano questa realtà, sperando di avvicinare le persone e di rendere omaggio a questo universo fatto di colori e di voglia di farsi conoscere, non soltanto per la fama, ma per il semplice motivo di dire “io esisto”.

S.C.: Il simbolismo di Blood Red Paint è interessante. Vorrei focalizzare l’attenzione sul concetto di prigionia e libertà, attraverso la costrizione e la ricerca di una via di fuga.

R.M.: Credo che a tutti, chi più e chi meno, capiti nella vita la voglia, o la necessità, di cercare una via di fuga dalla realtà che lo contraddistingue.

Certamente ci sono prigioni, fisiche o mentali, differenti e di diversa intensità, ma che comunque ci conducono sempre davanti a uno specchio per domandarci se questo è ciò che vogliamo.

Penso che, oltre ad altri aspetti, essere liberi significhi appunto porsi questo quesito e ricercarne la risposta.

Abbiamo una concezione strana di libertà oggigiorno, per me è semplicemente avere la possibilità di scegliere.

In Blood Red Paint, Thomas Hardy si trova spesso a porsi questo interrogativo, giungendo alla conclusione che non potrà mai abbandonare Tap Town perché è stato lui stesso a consegnarle la sua vita.

Anche se, in realtà, sa benissimo che esiste un solo modo per farlo, ma questo significherebbe per lui avere un cartellino appeso all’alluce.

S.C.: I tuoi libri in questa saga stanno seguendo una interessante linea legata ai colori e agli acronimi. Abbiamo Blue Room Hotel (BRH) e ora Blood Red Paint (BRP). Il blu e il rosso. Cosa ci dobbiamo aspettare dal futuro?

R.M.: Mi piace giocare con le parole e questo è solo un modo per farlo. Dopo questo anno, veramente intenso, ho deciso di prendermi una breve pausa per ricaricare la mente e prepararmi alla prossima sfida con la pagina bianca… purtroppo, o per fortuna, in realtà sto già pensando al terzo capitolo di Tap Town.

S.C.: L’ultima domanda voglio fartela sull’altro tuo lato, quello legato al tuo blog Papà in Fasce e alla cultura della “Paposità”. Come procede?  

R.M.: La ricerca della Paposità procede e, ogni giorno, sono messo a dura prova per stare a passo con la crescita della piccola di casa.

È un portento, ma non faccio in tempo a comprendere le regole del gioco che lei le cambia. Sono fortunato e felice.

Grazie a Roberto Monti per queste sue risposte, e grazie d’aver fondato Tap Town! La città dove ognuno ha un proiettile con scritto sopra il proprio nome…

 di Simone Colaiacomo

Prendi la tua copia di Blood Red Paint!

Puoi leggere le altre interviste di Roberto Monti cliccando qui, ed entrare in Tap Town, la città in cui tutti dormono con un occhio aperto!

Buona lettura dal blog Horti di Giano!

 

 

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