Si può essere madri e donne in Messico e sfuggire alla violenza di genere?

Questa di Brenda Navarro è una storia dura, una storia forte.

Questa è una storia di donne, che soffrono e vivono l’assurdità delle assurdità: perdere i proprio figlio.

Ma non parliamo di morte, o almeno non è dato saperlo. “Semplicemente” è sparito. Così, da un momento all’altro.

Messico. Daniel si trova al parco con sua madre. I bambini giocano con le altalene, con gli scivolo, si rincorrono, come avviene in un parco normalmente.

Queste parole sono terribili nella loro quotidianità: normalmente e semplicemente.

Le madri nel parco parlano tra loro e gettano un’occhiata di tanto in tanto sui bambini per vedere che non si facciano male.

Perché questo può essere l’unico vero pensiero di una madre al parco.

Non può pensare che suo figlio di soli tre anni tra un istante sparirà.

Un attimo di distrazione, solo un attimo. Prova a gridare quella madre, ma non serve a nulla. Alla fine torna a casa, ma non c’è più, anche se di lui ogni cosa parla e lo fa ricordare. I soldatini sparsi sul pavimento, il letto sfatto, la zuppa rimasta nel piatto prima di uscire per raggiungere quel parco maledetto, e sua madre, a sua volta, si maledice, perché non lo voleva quel bambino ma poi era nato.

E ora che lo tiene con sé, le è stato portato via.

Allo stesso tempo ci sono donne che non possono avere figli e si ritrovano da un giorno all’altro un piccolo estraneo in casa.

Adottato o a volte comprato. Perché questo è anche il dramma di alcuni paesi in cui i bambini spariscono perché venduti a famiglie di ricchi che non possono averli.

L’ossessività della ricerca di un figlio e il disprezzo per una maternità.

In questo libro ci sono due donne con due dolori diversi e due voci che gridano a modo proprio il dolore più personale.

Case vuote, edito da Giulio Perrone Editore sul finire del 2019 (titolo originale Casas Vacias), scritto da Brenda Navarro e tradotto in italiano da C. Aulisio, è un romanzo in cui la maternità viene affrontata in tutti i suoi aspetti e liberata dall’ipocrisia che spesso accompagna discorsi sulla vita di un bambino, sull’averlo o meno, sul poterlo avere o rinunciarvi.

Ambientato in Messico, uno Stato femminicida in cui i diritti umani sono trattati in modo “alternativo” al buon senso, descrive un male terribile.

Brenda Navarro porta avanti da anni la sua campagna di sensibilizzazione del dramma che molte donne vivono come madri e come donne, e nel suo libro due madri sono vittime di violenza sistematica affrontando condizioni ostili, diretta conseguenza di un’omissione dello Stato, in quel disinteresse di chi governa, di chi non rispetta i diritti delle donne.

Il Messico è l’ambientazione che simbolicamente rappresenta il mondo intero, perché i diritti delle persone non sono sempre garantiti in egual misura, a volte non sono garantiti affatto. Parlo di persone ora e non più di donne, perché le donne sono persone e i diritti sono diritti di tutti.

Ma qui i personaggi sono due donne, entrambe parlano del proprio corpo e vivono dolori fisici quanto emotivi attraverso il corpo: di una di queste due madri abbiamo parlato, del suo dolore per la perdita di un figlio non proprio voluto. Il senso di colpa dilaga, la sofferenza si concretizza.

Vi è poi una seconda sofferenza tutta femminile, di chi subisce la violenza del compagno e nonostante tutto, lavora, anche se sopravvive, e resiste alla violenza, sopporta la stanchezza di una qualsiasi donna lavoratrice. Nessuna delle due, nonostante la differenza di classe sociale, è libera né tantomeno felice.

Un libro da leggere, da ascoltare con le sue grida che si scatenano tra le righe, un grido che dovrebbe essere ascoltato, un grido che non dovrebbe mai più esistere, perché bisogna liberare questo mondo da una violenza di genere – e vorrei ancora poter dire da una violenza in genere – che uccide i diritti umani.

Genere: narrativa
Edito: Giulio Perrone Editore 2019
Prendi la tua copia di Case Vuote

di Simone Colaiacomo

 

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