Un nuovo libro da conoscere, un altro autore che ci racconterà il potere dei 5 elementi che accompagnano il suo romanzo.

Le Cronache di Oaksage Town, il primo volume di una saga che ci propone un fantasy alternativo!

Intervistiamo Alessandro Stringhini allora!

S.C.: Ciao Alessandro, è un piacere intervistarti. Come prima domanda vorrei chiederti come è nato il desiderio – o il bisogno, questo sta a te dircelo – di scrivere un libro.

A.S.: Grazie mille, Simone. È un piacere per me poter rispondere a qualche domanda. 

Devo ammettere che non sono mai stato un grande fan della scrittura. Potremmo dire che sono uno di quegli scrittori che ha scoperto la penna in fase avanzata.

Durante le scuole medie e le superiori i miei temi o i miei saggi brevi non brillavano di certo, anzi erano a dir poco mediocri.

Ricordo ancora la mia professoressa delle superiori che cercava in tutti i modi di spronarmi a scrivere al meglio delle mie possibilità, ma sempre con scarsi risultati.

Tuttavia, durante l’ultimo anno di liceo, ho cercato di applicarmi un po’ di più e ho scoperto la gioia nello scrivere.

Ho cominciato scrivendo piccoli racconti o storie per amici, in particolare per accompagnare l’apertura dei regali ai vari compleanni, oppure mettendo i miei pensieri nero su bianco.

Tutto ciò mi dava un senso di ordine, di soddisfazione, mi faceva stare bene. Da quel momento ho iniziato e non ho ancora smesso.

Scrivere un libro è stata una sfida che ho voluto lanciare a me stesso. Non è stato semplice organizzare tutto il lavoro, ma sentivo di avere qualcosa da dire, qualcosa da raccontare.  

S.C.: Le Cronache di Oaksage Town è un fantasy. Libri di questo genere sono popolati spesso da creature strane, fantastiche. Tu però sei andato oltre. I tuoi personaggi non sono comuni – mi riferisco principalmente a quelli secondari o agli antagonisti -. Cosa ha dettato questa scelta?

A.S.: Sicuramente è più semplice parlare di – e raccontare – quello che si conosce.

Elfi, streghe, vampiri, lupi mannari e altre creature simili sono presenti nella maggior parte della letteratura fantasy e non solo.

Negli ultimi vent’anni anche il cinema di genere si è basato su queste creature più conosciute.

La mia scelta è stata un po’ controcorrente. Ho voluto cercare creature nel folklore del mondo.

Ogni nazione ha le proprie leggende e le proprie creature fantastiche e ognuna di loro ha qualcosa da dire. Basta una semplicissima ricerca su internet per scoprire che nel folklore africano esistono creature come gli Obambo, tipi di fantasmi che vivono nei cespugli, oppure nella tradizione altoatesina ci sono i Krampus, spiriti della foresta.

Di conseguenza mi sono chiesto per quale motivo non dare spazio anche a queste creature che è poi quello che ho cercato di fare.

S.C: Rimanendo sullo stesso argomento, vorrei sapere quale peso secondo te hanno le fiabe, ma anche le favole, nell’evoluzione culturale e nella crescita dei bambini.

A.S.: Mi azzarderei a rispondere con una semplice parola: “Fondamentale”.

Le fiabe e le favole sono i precursori dei racconti di genere fantasy e non solo. Streghe, orchi e cavalieri sono tutti personaggi “nati” nelle fiabe e poi utilizzati anche nella letteratura moderna.

Attraverso le fiabe e le favole i bambini imparano a fantasticare, immaginano nuovi mondi, creano personaggi. Immaginazione e creatività sono valori che, secondo me, si imparano ascoltando le fiabe e che poi rimangono dentro di noi fino all’età adulta.

Credo anche che siano un ottimo mezzo per creare legami. Sono un ragazzo di altri tempi, ma trovo davvero poetica l’immagine di un nonno o una nonna o di un genitore che legge la favola della notte al proprio bambino.

Perché quel bambino, crescendo, si ricorderà per sempre quel momento.

S.C.: Il tuo libro è ambientato in una biblioteca. In particolare è una biblioteca che ha una sua anima. C’è un messaggio immerso nelle “pareti” del tuo romanzo, collegato anche all’importanza dei libri?

A.S.: I libri sono la testimonianza tangibile del sapere. Nei libri troviamo lo strumento principale per diffondere la cultura. Mi è sempre piaciuta quell’immagine di un muro oltre il quale si trova un bellissimo tramonto.

Davanti al muro si trovano due uomini. Entrambi guardano davanti a loro. Il primo, non riuscendo ad arrivare con lo sguardo oltre il muro non può fare altro che guardare i mattoni.

L’altro, invece, si trova in cima a una pila di libri e può ammirare il tramonto in tutta la sua bellezza.

Questo è il potere della cultura, ci permette di guardare oltre.

Il fatto di aver ambientato il mio romanzo in una biblioteca vuole esplicitare questo concetto. Il sapere e la cultura sono alla portata di tutti, basta solo mettersi di impegno e iniziare a leggere, parola dopo parola, pagina dopo pagina.

Se tutti leggessimo un po’ di più potremmo sicuramente guardare quel tramonto tutti insieme e sarebbe sicuramente più bello.

S.C.: Se dovessi usare tre aggettivi per descriverlo, quali useresti?

A.S.: Direi Inaspettato. Come ogni fantasy che si rispetti è ricco di colpi di scena e di piccoli particolari da scoprire, mentre si va avanti con la lettura.

In questo modo chi legge passa da semplice lettore a protagonista, prendendo parte alle vicende dei ragazzi.

Un altro aggettivo potrebbe essere familiare, per due motivi: la storia che ho voluto raccontare è forse diretta ai più giovani, ma anche gli adulti possono lasciarsi coinvolgere, proprio come degli adolescenti; il secondo motivo è il clima che viene a crearsi tra i personaggi.

I cinque ragazzi si conoscono solo superficialmente prima dell’inizio del libro, ed è tutto quello che vivono insieme all’interno della biblioteca che li fa diventare come fratelli.

Certo, non mancheranno tensioni e momenti di confronto, ma quale famiglia non ha i suoi momenti “no”?

Per il terzo aggettivo sceglierei la parola aperto.

Il libro è solo l’inizio di una saga, la prima storia che ci introduce a tutte le altre, una sorta di antipasto di un pranzo di Natale.

Per questo motivo il finale non poteva essere altro che aperto. Tuttavia c’è anche un altro significato che vorrei dare all’aggettivo. Lo intendo anche come inclusivo.

A Oaksgae Town c’è spazio per tutti, indipendentemente dal colore della pelle, dall’orientamento sessuale e da quello religioso. Tutti sono ben accetti.

S.C.: Il simbolismo è presente, invadente direi, nel tuo libro. Puoi darci due o tre spunti?

A.S.: Il primo tra tutti, e forse quello più evidente, è legato al numero cinque. Sono davvero tanti gli elementi che si collegano a questo numero, perché è un numero molto presente nella mia vita.

Ogni volta che penso a qualcosa, in un modo o nell’altro il 5 esce sempre. Così ho voluto far ruotare molto intorno al numero 5.

Dal numero dei capitoli – sono quindici, 5×3 -, i protagonisti, e di conseguenza le armi, gli elementi e le creature legate a loro.

Un altro esempio di simbolismo sono proprio gli elementi: Acqua, Fuoco, Terra, Aria e Tuono. Sono per antonomasia i simboli della natura, segni tangibili di una natura viva, che si muove, che cambia.

Altri simbolismi sono nascosti un po’ ovunque all’interno della storia, piccoli oggetti, rituali e leggende del folklore mondiale e della letteratura che compaiono come camei durante tutta la narrazione.

S.C.: Parliamo allora di elementi, che sono il fulcro della storia. Che effetto hanno nell’evoluzione della storia e che peso hanno o potrebbero avere nella vita delle persone reali.

A.S.: Spesso consideriamo solo quattro dei cinque elementi, Acqua, Fuoco, Terra e Aria. Ci dimentichiamo sempre del Tuono.

Per me è stato fondamentale dare importanza anche a questo elemento ed equipararlo agli altri. Ho voluto legarli ai personaggi, renderli parte di loro, perché proprio come le persone, anche gli elementi sono imprevedibili.

Prendiamo per esempio l’Aria. La respiriamo, ci fa vivere, una brezza leggera in una serata estiva ci rinfresca, ma se dovesse scatenarsi una tempesta, un tornado oppure raffiche di vento molto intense, sarebbe dannosa per noi.

E lo stesso vale per tutti gli altri elementi. Dar loro una personificazione con i protagonisti è stato più facile del previsto, quasi logico. 

Non sono superpoteri, ma parte della loro stessa persona. E così come si evolvono i personaggi, così si evolvono gli elementi a loro corrispondenti.

Come dicevo prima, gli elementi sono la rappresentazione fisica della natura e la natura è parte di ogni persona, ci circonda in ogni istante.

Anche se non ce ne accorgiamo, gli elementi fanno già parte della vita di tutti noi.

Senza addentrarmi nell’Astrologia, che conosco solo in modo superficiale, che fa corrispondere ogni segno zodiacale a un elemento, pensando ai nostri amici o ai nostri familiari potremmo tranquillamente associarli agli elementi, vuoi per il carattere oppure per caratteristiche fisiche.

Gli elementi sono parte di noi, dobbiamo solo scoprire qual è il nostro.

S.C.: Viviamo in un’epoca in cui l’immagine conta molto, fin troppo. La necessità di apparire è per molti basilare per una certa “sopravvivenza sociale”. Eppure vi è un ponte tra l’apparire e l’essere e alcuni dei tuoi cinque personaggi evidenziano questo bisogno.

A.S.: Forse non sono la persona giusta per chiarire questa correlazione. Io considero l’essere e l’apparire come i due piatti di una bilancia.

Lo scopo del “gioco” è far rimanere il sistema in equilibrio perfetto. In questo modo ciò che siamo è quello che gli altri vedono di noi, il modo in cui appariamo.

Spesso, forse anche troppo, in una società come la nostra, diamo molta più importanza all’apparire, aggiungiamo peso sul piatto della bilancia, perdendo l’equilibrio.

In questo modo sacrifichiamo inevitabilmente il nostro essere.

Lo facciamo pensando che sia la cosa più giusta da fare, ma non ci accorgiamo che stiamo rinunciando alla parte più bella di noi, quella più vera.

Tutti i miei cinque protagonisti, in un modo o nell’altro si trovano ad affrontare questa situazione, chi in dinamiche più evidenti e prolungate, chi invece in maniera più fugace.

Alcuni riusciranno a ritrovare l’equilibrio, ma non tutti e purtroppo, come nel mondo reale, questo sbilanciamento, causerà diversi problemi.

S.C.: Se dovessi consigliare dei libri per chi non conosce la letteratura fantasy, che titoli consiglieresti?

A.S.: Nonostante sia un genere trasversale occorre, a mio avviso, fare una piccola distinzione.

Per i bambini e ai ragazzi che per la prima volta si approcciano al genere, consiglierei di iniziare dai grandi titoli come Harry Potter o Percy Jackson. Sono saghe che partono con un ragazzino di undici anni, dodici nel caso di Percy Jackson, come protagonista.

È più facile immedesimarsi con i personaggi e poter crescere con loro, attraverso i libri.

Consiglierei anche la recente saga de L’Attraversaspecchi di Christelle Dabos e tutto il mondo editoriale di Licia Troisi, un pezzo grosso del fantasy italiano. 

Per i ragazzi più grandi, i titoli precedenti rimangono validi, ma aggiungerei anche i grandi classici del genere, come Le Cronache di Narnia, o Il Signore degli Anelli.

Menzione d’onore per la saga di Lev Grossman Il Mago (The Magicians), da cui è stata tratta l’omonima serie TV.

S.C.: Invece letture che ritieni essere le “bibbie” del fantastico?

A.S.: Scegliere sarebbe davvero difficile. Ogni saga che ho letto mi ha lasciato qualcosa.

Proverò a essere il più oggettivo possibile dicendo Harry Potter.

È innegabile il successo che ha avuto, seppure non sia il classico fantasy. Ha scatenato un vero e proprio movimento, merchandising (merito anche dei film) fan fiction, insomma un vero e proprio fenomeno mondiale.

Tralasciando tutto il contorno, rimane comunque una bella storia, avvincente, ricca di colpi di scena, in cui i personaggi sono ben immaginati, fin nei minimi dettagli.

Spesso mi sono chiesto se in realtà la Rowling non stesse raccontando una storia realmente successa.

Il Signore degli Anelli è un altro capolavoro. A tratti molto descrittivo, forse anche troppo per i miei gusti personali, ma sicuramente un caposaldo del genere.

Tolkien ha creato un mondo tutto nuovo, non solo dei personaggi inseriti in un mondo già esistente, ma una vera e propria realtà a sé stante. Ha utilizzato orchi, elfi, nani, maghi, figure più classiche del genere, ma li ha quasi reinventati completamente.

Se poi dovessi scegliere anche un terzo tomo “sacro”, probabilmente direi Le Cronache di Narnia. La storia può piacere o meno, dipende dai gusti personali, ovviamente. Quello che mi piace davvero molto è il suo modo di scrivere, antico, ma allo stesso tempo moderno e contemporaneo.

Adoro il simbolismo nascosto tra le pagine dei sette libri, il modo in cui ti cattura e ti porta fino alla fine senza mai diventare pesante.

S.C.: Che ne pensi dei portali? Te lo chiedo perché ne hai inseriti nella storia. Appartengono esclusivamente al mondo della fantasia o sono, magari in un futuro, plausibili?

A.S.: Credo che siano il metodo di trasporto più efficace e mi auguro che diventino presto realtà. Non per tutti i viaggi, ovviamente. Faccio un esempio.

A chi non piacerebbe evitare il traffico per andare al lavoro la mattina? Oppure l’assembramento sui mezzi pubblici? Sarebbe decisamente più comodo e pratico arrivare direttamente in ufficio.

Oppure fare un viaggio di 8 ore in autostrada per raggiungere quella certa località di mare il fine settimana di Ferragosto.

O ancora dodici ore di volo aereo con annesso jetleg per visitare Tokyo. In questi casi sarebbe decisamente più comodo un portale che in modo istantaneo ti conduca direttamente a destinazione.

Non sarebbe solo un risparmio di tempo, ma anche un toccasana per il nostro ambiente che muore ogni giorno di più. In altri casi invece sarebbe un peccato muoversi così velocemente.

Nulla potrebbe sostituire un bel giro in moto nelle campagne toscane o un viaggio in macchina con gli amici, la musica a tutto volume e l’aria che entra dai finestrini scompigliando i capelli, mentre canti a squarciagola.

S.C.: Trattare certi temi con te, Alessandro, è stato molto stimolante!

A.S.: Grazie mille per queste domande. È stato un piacere raccontare un po’ di più di me e del mio libro attraverso queste righe e ringrazio tutti coloro che si prenderanno un momento di tempo per poter leggere queste parole.

 

Vi invito a leggere Le Cronache di Oaksage Town di Alessandro Stringhini, un fantasy da non perdere!

 di Simone Colaiacomo

Questo libro è stato per giorni tra i primi posti nella classifica Bestseller Amazon tra i Fantasy! Un gran successo!

Buona lettura dal blog Horti di Giano!

Puoi leggere anche l’intervista a Simone Colaiacomo sul suo libro distopico post apocalittico “Dysangelium”.

 Un libro scritto per #SalvareLaTerra!

 

 

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