Un incantatore dell’horror nostrano dà vita a un gotico d’eccezione.

Con grande piacere, Rachele Bini ha intervistato Salvatore Napoli, autore del graphic novel Gotico italiano Vol.1 – Il vizio di uccidere.

R.B.: Ciao Salvatore, grazie per la disponibilità e benvenuto. Per presentarti ai nostri lettori, ti chiedo: “Chi sei? Come nasce la tua passione per la scrittura?”

S.N.: Ciao a tutti e grazie a voi per quest’intervista! Mi chiamo Salvatore Napoli, ho 31 anni e sono di Senise (PZ).

Attualmente sono uno specializzando in Scienze della Storia e del Documento, ma ho sempre coltivato la passione per la scrittura, soprattutto di genere thriller e horror.

Posso affermare che la passione per la scrittura nasce con me.

Appena seienne lessi il mio primo libro horror per ragazzi (che conservo ancora gelosamente!) e rimasi folgorato da questo genere letterario.

Lessi e lessi, finché non decisi di cimentarmi io stesso nella scrittura: ancora dodicenne, scrissi il mio primo racconto, “Nonnina assassina”, che voleva essere anzitutto un tributo d un film che, nonostante la tenera età, volli vedere a tutti i costi, ovvero Psycho di Alfred Hitchcock.

Da allora non ho mai smesso di scrivere, benché soltanto verso i ventiquattro anni ho ritenuto che fosse ora di cominciare a farmi conoscere, scrivendo racconti che poi parteciparono a concorsi letterari.

Di lì alla pubblicazione il passo è stato breve!

R.B.: Come nasce la collaborazione con Gotico italiano?

S.N.: Questa collaborazione nasce da una richiesta del direttore editoriale della casa editrice Horti di Giano (con cui ho pubblicato una raccolta di racconti, “Nel corridoio della notte”), Simone Colaiacomo, che ringrazio infinitamente.

Simone mi parlò della sua idea di dar vita a una collana editoriale che non solo doveva rilanciare il gotico nostrano, ma anche intrecciare due arti apparentemente contrapposte, la letteratura e il fumetto.

Ovviamente, non me lo lasciai ripetere due volte!

R.B.: Le storie che animano il primo volume di Gotico italiano sono frutto della tua penna. A che cosa ti sei ispirato? Come nascono le tue storie?

S.N.: In genere, le mie storie non nascono come tali. Tutto parte da un’immagine, uno scorcio, una determinata situazione, reale o immaginari che siano, e mi comunicano angoscia, paura, terrore.

Attorno a questi “embrioni narrativi”, costruisco poi razionalmente la trama.

È stato così anche per Gotico italiano. La prima storia del volume, la graphic novel dal titolo “Il vizio di uccidere”, nasce anch’essa da una figura che già da un po’ si aggirava nella mia testa e mi chiedeva insistentemente di finire in una storia: il boia.

Un personaggio che appartiene al passato (almeno per quanto riguarda l’Italia e l’Europa occidentale), ma che, per la sua connotazione fortemente negativa, suscita in me una fascinazione “nera”, tanto che ho voluto fosse al centro della storia che mi accingevo a scrivere. 

R.B.: Soffermiamoci sul racconto contenuto in Gotico italiano, “Ritratto di donna sfregiata”. Un testo forte, crudo, violento. Puoi spiegarci di che cosa parla?

S.N.: “Ritratto di donna sfregiata” rientra nell’alveo di una mia particolare visione del genere horror, mutuata da grandi scrittori (Stephen King) e registi (George A. Romero): esso, per i suoi canoni, è infatti molto più adatto, rispetto ad altri generi meno “negativi”, a raccontare con espressività alcuni aspetti della nostra realtà, ad essere, insomma, metafora del mondo in cui viviamo.

Il racconto affronta un tema tristemente noto ed attualissimo, ossia quello della violenza di genere.

Protagonista della storia è Flora, moglie di un ispettore di polizia violento e dispotico, che la costringe a vivere nel terrore e nella disperazione più totali.

Un giorno, mentre riflette seduta lungo la riva di un lago – in uno dei rari momenti di libertà che le sono concessi – incontra Virginia, una donna affascinante, distinta, che se ne va in giro con un grosso mastino napoletano.

Virginia è l’ultima discendente di un’antica famiglia nobile, e nella sua incantevole villa gotica, conserva il ritratto di una sua antenata omonima, anch’ella moglie di un uomo autoritario e ottuso, che, per punirla di un’infedeltà, era giunto a sfregiarla e a tenerla prigioniera in quella stessa magione.

L’amicizia con Virginia servirà a Flora per trovare il coraggio di ribellarsi…

R.B.: Che cosa vuoi trasmettere ai lettori che leggeranno questo racconto?

S.N.: “Ritratto di donna sfregiata” è un concentrato di emozioni e suggestioni, cha vanno da quelle tipicamente evocate dal genere (senso del mistero, angoscia, paura), a quelle proprie, ahimè, di una condizione terribile qual è quella delle donne succubi della violenza fisica e psicologica.

Ma, senza dubbio, ciò che ho voluto infondere al racconto nel suo insieme attraverso la parabola di Flora, è una sensazione di catarsi, di rinascita:

quella che vorrei provassero tutte le donne vittime di amori malati, possessivi, violenti.

R.B.: Hai dei progetti futuri? Se sì, quali?

S.N.: Semplicemente: continuare a scrivere!

R.B.: I lettori e gli appassionati dei tuoi generi possono contattarti?

S.N.: Per chi volesse scrivermi può farlo attraverso l’editore. Sarò ben felice di parlare con loro di libri! Un caro saluto ai lettori e infinite grazie per questo spazio!

 Intervista di Rachele Bini

Prendi la tua copia di Gotico italiano Vol.1 – Il vizio di uccidere!

Puoi leggere cosa ha detto Salvatore Napoli sul suo libro Nel corridoio della notte!

Buona lettura dal blog Horti di Giano!

 

 

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