C’è un mistero a Casa Bell che si cela da 200 anni!

C’è una bambina che è sparita ed è divenuta leggenda. Ed è qui che la storia si svolge, al confine tra realtà e fantasia.

Ce la racconterà Annalaura Siercovich nell’intervista che Simone Colaiacomo le ha fatto su Il mistero di Casa Bell!

S.C.: Buongiorno Annalaura, la prima cosa che vorrei chiederti, per rompere il ghiaccio, è come nasce la tua passione per il piccolo popolo e per il fantasy.          

A.S.: Buongiorno Simone, la mia passione per il piccolo popolo ha radici molto antiche: infatti fin da giovanissima sono sempre stata appassionata delle storie e delle leggende, provenienti da ogni parte del mondo.

Ed è proprio nei libri di Antropologia che ho incontrato per la prima volta questi piccoli amici e dove ho scoperto l’esistenza di mondi paralleli che interagivano, nel bene e nel male, con il mondo degli uomini.       

S.C.: Come è avvenuto quel passaggio che da lettrice ti ha “trasformata” in scrittrice?                                                                       

A.S.: Il passaggio da lettrice a scrittrice in realtà è stato abbastanza naturale. Scrivere è sempre stata una delle mie più grandi passioni.

Raccontare il mondo visto dai miei occhi o esprimermi attraverso le parole, sentimenti ed emozioni, è uno strumento per conoscermi e capire il contesto in cui vivo.

Raccontare storie è come fermare il tempo su di un momento ben preciso, fissarlo e renderlo in questo modo eterno.

Una storia rivive ogni volta che qualcuno la legge, si emoziona, la fa sua.

Anche l’idea di raccontare una storia ambientata in un mondo parallelo e fantastico è arrivata naturalmente.

Mi sono ritrovata un giorno a scrivere di Ellen, con l’entusiasmo di chi si accinge a partire per un lungo e splendido viaggio, senza sapere in realtà quale fosse la meta finale.

S.C.: I tuoi scrittori di riferimento quali sono?

A.S.: Tra gli scrittori di riferimento a me più cari posso annoverare sicuramente: Charles Dickens, adoro le sue atmosfere spesso noir e la caratterizzazione grottesca dei suoi personaggi, oltre ovviamente le storie geniali e fantastiche che ci ha lasciato.

Mi appassionano anche le favole popolari rivisitate dai Fratelli Grimm, dove realtà orrore e leggenda si mescolano insieme con grande maestria.

Da giovanissima amavo leggere e rileggere anche l’Ivanhoe di Walter Scott e più tardi gli universi visionari di Kafka.

Senza dimenticare i racconti di Edgar Allan Poe e il mitico Tolkien la cui trilogia ho divorato all’età di 8 anni, nonostante una importante dislessia mi rendesse la lettura un’attività non proprio facile.

Ho molto amato e amo tuttora, il ciclo arturiano di Mary Stewart e quello onirico e fiabesco de Le Nebbie di Avalon di Marion Zimmer Branley.

S.C.: Entriamo nel merito de Il mistero di Casa Bell. Questo è un romanzo carico di simbolismo e di dicotomie. Potremmo parlare del classico Bene/Male, ma anche Reale/Irreale (o Surreale, volendo o Fantasia?), poi vi è la contrapposizione tra Visibile e Invisibile, Grande (gli esseri umani) e Piccolo (folletti, gnomi, fungotti, etc). Come hai gestito tutto questo nella stesura della narrazione?

A.S.: In realtà il “Dualismo simbolico” è proprio il punto da cui sono partita per scrivere questa storia, proprio perché in tutte le leggende che si rispettino, c’è sempre la contrapposizione tra il bene e il male, c’è sempre un buono per cui fare il tifo e un cattivo di cui avere timore.

Partendo proprio da questa idea di base è stato abbastanza semplice gestire la storia e andare avanti.

Come ho detto in precedenza, non sapevo minimamente dove questo racconto mi avrebbe portato, sono stati i personaggi stessi a narrarmelo mano mano che procedevo e questo ha reso tutto più semplice.

Tutto nel mondo di Ellen è reale e irreale al tempo stesso, così i suoi personaggi.

Spesso mi sembravano persone talmente reali, che mi ritrovavo a parlare ad alta voce con loro per discutere una scena o un capitolo.

S.C.: Il simbolismo (per rimanere in tema) del “Passaggio” è basilare in questo tipo di fantasy che mostra due mondi paralleli ma separati nel loro procedere (finché il Portale rimane chiuso). Vuoi parlarci di cosa rappresenta per te?

A.S.: Il portale da attraversare rappresenta i cambiamenti inevitabili che tutti noi siamo chiamati ad affrontare per crescere ed evolvere.

Tutta la nostra vita è in continuo divenire, dobbiamo essere sempre pronti ad attraversare quella porta che ci conduce al dì là di noi stessi, che ci porta verso la nostra piena realizzazione.

Chi ha paura del cambiamento, rimane bloccato nell’illusione che la vita sia solo quella che lui crede di conoscere. Chi si mette in gioco e abbraccia le sfide che la vita gli propone, attraversa il portale e vive pienamente.

S.C.: Il Tempo è un altro fattore importante nel tuo libro. Ogni mondo ha un suo tempo che scorre e inoltre la storia è su due momenti temporali che si distanziano di 200 anni precisi.

A.S.: Senza dubbio il tempo è un fattore molto importante nel mio racconto. Mi sono però divertita a creare un “Tempo non Tempo” nel mondo dei Belt.

Una volta attraversato il portale il tempo scorre senza seguire regole precise, bensì scorre a seconda delle esigenze di ogni singolo essere, e questo non crea del Caos come si potrebbe pensare, bensì una fluida e tollerante armonia tra gli abitanti fatati.

S.C.: Alla domanda sul tempo unisco altre due domande che collego qui: la prima riguarda la tua percezione del Tempo, so che sei Gong Master; la seconda riguarda un aspetto sociale, ovvero legato ai “tempi” che stiamo vivendo attualmente e che ci condizionano, perdonami la ripetizione, i tempi della vita.

A.S.: Effettivamente questa visione del tempo mi arriva dalla mia attività di Gong Master.

Quando suono ed interagisco con il Gong, mi sciolgo nel suono e il tempo si dilata, perdendo troppo spesso il suo valore.

Si diventa suono che riempie lo spazio e lascia scorrere il tempo liberamente; concetto questo davvero difficile da comprendere e da vivere per noi esseri umani moderni, assillati dalla fretta, dallo stress e dalla mancanza di ore a disposizione.

S.C.: Tra i personaggi del tuo libro ce n’è uno a cui sei particolarmente legata (vorrei chiederti a parte Ellen, ovviamente!), e anche se ce n’è uno che invece ti ha dato più filo da torcere per realizzare il suo profilo di personalità.

A.S.: Oltre a Ellen, sono molto legata al folletto Poph. Rappresenta l’amico che tutti noi vorremmo avere, quell’anima gentile e pronta a tutto per aiutarci e supportarci nei momenti difficili. Adoro la sua caparbietà e la sua naturale simpatia; conoscendolo bene come l’ho conosciuto io, non si può fare a meno di amarlo!

Il personaggio invece che ancora non ho ben inquadrato è la moglie del Signor Farrett, non sono ancora riuscita a capire che ruolo gioca in tutta questa vicenda, qualcosa però mi dice che almeno in questo libro, riesce a nascondere bene la sua vera natura. Chissà se riuscirò a smascherarla in seguito?

S.C.: Devo riconoscere che sentire dalla voce di una scrittrice che non sa dove vuole andare a parare uno dei suoi personaggi mi incuriosisce, perché è quasi come se il libro abbia preso vita nonostante chi lo ha scritto! Entrando negli aspetti emotivi della narrazione, il tuo romanzo ha tratti particolarmente gioiosi, fiabeschi, che ricordano molto le favole raccontate ai bambini (e anche le tue illustrazioni evidenziano maggiormente quel tipo di tratto), e momenti cupi, spaventosi che si ricollegano al filone del dark fantasy. Come mai questa scelta così ambivalente?

A.S.: Bella questa domanda. Credo che in tutti noi alberghi in egual misura un Dottor Jekyll e un Mister Hyde.

Per provare ad essere delle persone equilibrate dovremmo nutrire allo stesso modo questi aspetti così contrapposti del nostro essere, e farli manifestare di tanto in tanto, senza che nessuno dei due prenda il sopravvento sulla nostra vita.

Allo stesso modo, nel mio racconto ho lasciato che qualche volta parlasse il Dottor Jekyll e altre volte Mister Hyde. Spero di essere riuscita a spiegarmi…

S.C.: Alla perfezione! E apprezzo molto questa duplice messa in evidenza, la trovo arricchente e dona una variazione di ritmo notevole e importante nello scorrere delle vicende (questo Tempo che ritora!) Mi domando se hai in programma un seguito de Il mistero di Casa Bell, oppure un altro fantasy?

A.S.: Il seguito de Il mistero di Casa Bell è già in fase di scrittura, questa volta il viaggio mi sta portando davvero in luoghi meravigliosi anche se non proprio sicuri…

Nel cassetto ho anche un altro romanzo, a cui sono molto legata, ma i cui personaggi non si degnano ancora di raccontarmi la fine, ed io non posso fare altro che attendere fiduciosa, che si degnino di prestarmi attenzione…

Ho scritto e illustrato anche diverse favole per bambini, ma chissa…

S.C.: Ringraziamo Annalaura Siercovich per la disponibilità a raccontarci la sua visione del fantasy.

A.S.: Grazie a voi per questa stimolante intervista, vi aspetto tutti a casa di Ellen, per risolvere il suo intricato mistero!

 

Vi invito a leggere Il mistero di Casa Bell di Annalaura Siercovich, un fantasy unico nel suo genere!

 di Simone Colaiacomo

Il mistero di Casa Bell è uno dei Fantasy edito dalle Edizioni Horti di Giano, gli Argonauti dell’Editoria!

Buona lettura dal blog Horti di Giano!

Se ami il fantasy, puoi leggere anche l’intervista ad Alessandro Stringhini sul suo romanzo Le Cronache di Oaksage Town

 

 

Share This
[]