Come prima cosa ringrazio Simona Marocco per aver condiviso con noi amanti dei libri il suo “fare letteratura”. 

Sarà un viaggio all’insegna dei sentimenti e dell’evoluzione interiore, un percorso di formazione questa intervista a Simona Marocco, che ha appena pubblicato il suo romanzo d’esordio “L’inganno della solitudine”. 

S.C.: Ciao Simona, mi fa veramente piacere poterti intervistare in questo spazio letterario!

S.M.: Ciao e grazie dell’ospitalità.

S.C.: Il tuo romanzo, L’inganno della solitudine è il tuo esordio letterario e ti sei subito tuffata in una tematica particolare, impegnativa, legata ai risvolti della vita delle persone e a tutte quelle emozioni che ne scaturiscono. Perché un romanzo di formazione?

S.M.: Sono stati i personaggi a chiedermelo. Era qualche tempo che si stavano formando nella mia mente le fisionomie di alcuni di loro che avevano delle storie da raccontare.

In una sera oziosa sono venuti a parlarmi e mi hanno spronata a cominciare finalmente a scrivere perché il loro dolore andava condiviso, spiegato, urlato.

Volevano che parlassi di emozioni e crisi interiori, di percorsi intimi ed evoluzioni personali: in sostanza volevano un romanzo di formazione.

S.C.: Mi piace questo tuo approccio con i personaggi, lo trovo intimo e al contempo rispettoso delle loro esigenze e del ruolo che rivestiranno nei tuoi libri. Il tema principale di questo romanzo è “la solitudine”. Cosa è la solitudine per Simona Marocco?

S.M.: Per me la solitudine è un buco nero. Raramente ci convivo in pace, più spesso la subisco lasciandole le redini del mio umore.

S.C.: Un approccio rischioso da una parte, ma gli autori tirano fuori il meglio di loro in situazioni estreme e credo, nel tuo caso, ne sia valsa la pena! Entrando nell’attualità, abbiamo – dovrei dire ancora “stiamo” – attraversando un momento di solitudine, di isolamento dovuto al Covid-19. Questo distanziamento sociale ci sta condizionando molto e probabilmente lascerà dei segni in qualcuno più che in altri. Mi riferisco in particolar modo ai bambini di certe fasce d’età che non comprendono bene perché le loro abitudini di vicinanza con gli altri, ora sono state trasformate in distanziamento forzato. Cosa pensi comporterà nel tempo questo isolamento forzato?

S.M.: Non è facile dare una risposta sintetica e univoca a questa domanda. Credo che sarà molto intima la reazione che avremo all’isolamento e dipenderà dal contesto in cui questo è stato vissuto. In generale penso che ci lascerà più spaventati: dal contatto umano, dagli estranei, da possibili imprevedibili contagi anche di malattie nuove, dalla morte. L’isolamento accresce i pensieri morbosi quindi – a parer mio – non può che peggiorarci.

S.C.: Alcune persone scelgono di vivere da sole: mi riferisco agli eremiti – almeno quelli di un tempo, oggi è cosa più rara -, ma anche chi decide di trasferirsi da solo in una baita lontano da tutti, oppure i senzatetto, le suore di clausura e via dicendo. Ho toccato tante figure che di certo hanno in loro motivazioni ben precise e differenti. Però vorrei chiederti cosa spinge una persona a vivere da sola nonostante l’essere umano sia un “animale sociale”.

S.M.: Secondo me certe scelte possono scaturire dalla delusione del vivere in questa società o dalla ricerca di una realtà più affine a noi stessi. Oppure dalla necessità di sentire meglio la propria voce dopo essere magari vissuti in condizioni in cui si era sovrastati dagli altri. Potrebbe essere che si stia fuggendo da un dolore. Comunque non è detto che bisogna amare la solitudine per scegliere di stare soli, a volte si arriva a un punto che diventa una necessità e questo ci cambia da un momento all’altro.

S.C.: Non so se puoi rispondermi, forse ti chiedo di svelare qualcosa del libro che non deve essere rivelato prima d’averlo letto, quindi in caso non farlo! Ma la domanda è: dove si nasconde l’inganno?

S.M.: L’inganno della solitudine viene spiegato a fine romanzo piuttosto dettagliatamente per cui mi terrò sul generico. L’inganno è il potere che la solitudine esercita sull’essere umano, la sua capacità di ottenebrargli la mente e renderlo cieco e sordo a ciò che ha intorno.

S.C.: Io ho letto il tuo libro e ho compreso perfettamente ciò che intendi. Invito i lettori a farlo per scoprire queste interessanti dinamiche. Rientrando nel discorso interpreti, ci sono diversi personaggi nel tuo romanzo, ognuno con i propri risvolti esistenziali. Come si intrecciano tra loro?

S.M.: I personaggi principali del romanzo sono quattro: Tommaso, Rossana che è una sua cara amica e che lo guiderà nell’analizzare la sua situazione, poi c’è Valeria che è un’allieva di Rossana, quest’ultima si dimostrerà un importante punto di riferimento per la ragazza, e Daniele che è padre di Valeria.

S.C.: Hai un personaggio a cui sei maggiormente attaccata?

S.M.: Sono più attaccata a certi momenti della storia piuttosto che a un personaggio in particolare. Però se devo proprio esprimere una preferenza, è Valeria quella che ha il mio favore perché mi suscita tenerezza e senso di protezione. Credo che sia una ragazza molto forte ma che di questa forza si faccia anche un certo abuso, dimenticandosi che è ancora giovane e va protetta dalla durezza degli eventi.

S.C.: Una domanda più personale, se posso: quali sogni ha Simona Marocco?

S.M.: Il mio sogno nel cassetto è sempre stato quello di diventare una scrittrice. Forse adesso è presto per definirmi tale, con un solo romanzo pubblicato e senza ancora un riscontro da parte del pubblico. Vorrei diventare una scrittrice, quindi: imparare a scrivere libri con più frequenza che uno ogni trent’anni.

S.C.: Dove pensi ti porterà lo scrivere? Come ti vedi tra 10 anni dal punto di vista dell’universo libro?

S.M.: Fra dieci anni vorrei aver pubblicato qualche libro e un grande desiderio sarebbe quello di riuscire a diventare la voce di persone che vivono problematiche personali e famigliari difficili per renderle note al pubblico e a chi non ne ha esperienza diretta.

Vorrei fare informazione, eliminare i tabù e il senso di isolamento e tutto questo tramite l’empatia suscitata dai personaggi dei miei romanzi.

S.C.: Se potessi trascorrere una giornata con un personaggio letterario qualsiasi, creato da altri autori di qualsiasi epoca, con quale lo trascorreresti e perché?

S.M.: Mi piacerebbe fare due chiacchiere con Vitangelo Moscarda, il protagonista di “Uno, nessuno e centomila”. Mi affascina il suo elogio della follia come unica via d’uscita dalla società spersonalizzante: solo il pazzo, in quanto imprevedibile, riesce a non farsi chiudere nelle etichette che tutti subiamo a causa di chi ci sta intorno. Lo trovo un meticoloso discorso filosofico e un’importante cambiamento di punto di osservazione della malattia psichiatrica.

S.C.: Il tuo libro preferito?

S.M.: Il mio libro preferito – non sono originale – è senza dubbio tutta la saga delle Piccole Donne: Jo March è stata per me modello di donna e di scrittrice irrefrenabile e determinata.

S.C.: Stai lavorando a un nuovo romanzo?

S.M.: Ho alcune idee per la testa che stanno prendendo forma gradualmente. Per me il romanzo nasce nella mente e poi solo dopo viene trascritto. Ora sono in fase creativa.

Ti ringrazio per aver viaggiato con le parole insieme ai lettori di Horti di Giano e ti aspetto prossimamente per parlare di nuovi argomenti qui, sul Blog letterario di Horti di Giano!

Intervista di Simone Colaiacomo

 

Per avere L’inganno della solitudine puoi farlo qui, e buona lettura!

Leggi le interviste fatte da Simone Colaiacomo agli altri autori:

Sienna Riddle

Nicola Bennati

Meri Jo 

Salvatore Napoli

Roberto Monti

 

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