Come può uno stressante viaggio in metro trasformarsi in un’esilarante tragitto che vorresti non finisse mai?

Avevo una gran voglia di intervistare l’autrice di NEXT STOP ANAGNINA, un libro che sa accompagnare il lettore in un viaggio dai molteplici risvolti. 

Uscito a fine novembre 2019, ha portato una bella ventata di allegria e ne siamo molto contenti! 

Ecco in esclusiva cosa ci ha raccontato sul suo libro Meri Jo!

S.C.: Ciao Meri Jo, che piacere intervistarti! I nostri lettori saranno felici della ventata di allegria che stai per portare nel nostro Blog!

M.J.: Ciao anche a te! Grazie per questa opportunità. È la prima volta che mi capita di scrivere per un blog, sarà divertente!

S.C.: Da dove iniziamo? Ho un po’ di cose da chiederti… Iniziamo dalla genesi. Come nasce l’idea di scrivere Next Stop Anagnina?

M.J.: Diciamo che è un progetto nato per caso, un giorno in cui mi trovavo in metro con il cellulare scarico. Niente musica, niente messaggi, l’unica opportunità per trascorrere il tempo nel tragitto Roma – Termini era… renderlo interessante! In effetti, guardandomi intorno ne ho trovate davvero molte di cose interessanti, e da lì ho trasformato quel passatempo momentaneo una prassi mattutina: osservavo, sghignazzavo, mi appuntavo le cose e le più carine le mandavo a amici e parenti per fargli fare una risata. Racconto su racconto, eccoci a Next Stop Anagnina.

S.C.: Come dire, quando la noia diviene ispirazione! Questo non è un romanzo, ma piuttosto una raccolta di scene di vita, di impressioni da te vissute. Naturalmente raccontate come flash che appaiono e si materializzano. Perché la scelta di scrivere questo libro così e non trasformarlo in un racconto?

M.J.: Ammetto che un racconto lineare non sarebbe nelle mie corde, non ho questa capacità di mantenere un filo logico a lungo, ahimè! Inoltre si tratta realmente di episodi singoli accaduti in giorni diversi con persone differenti, non avrei potuto assemblare il tutto diversamente, non gli avrebbe reso onore.

S.C.: Ci racconteresti la scena che ti ha più colpito?

M.J.: Mmm… non saprei, sicuramente l’ingegnoso signore con la sedia, che troviamo anche nella bellissima illustrazione all’interno della copertina realizzata da ArsFigulina. Ha lasciato un segno quel signore. Sinceramente, però, sono affezionata a tutti i personaggi che, a loro insaputa, mi hanno colpito: dalla vecchina, alla guida turistica, ai cantanti.

S.C.: Per informare chi ancora non lo ha letto, un signore ha avuto la brillante idea di portarsi una piccola sedia sulla Metro A e sedersi al centro del vagone davanti agli occhi sgranati degli altri passeggeri. Come dire, se non c’è posto a sedere me lo creo!

M.J.: Io lo considero un genio!

S.C.: Ecco! Questa è una scenetta piacevole alla fine, da vivere e raccontare! Mi pongo però una domanda che vorrei girare a te. Spesso il viaggio in metro, almeno per noi che siamo di Roma e viviamo delle situazioni complicate con disagi e quanto altro, viene vissuto come stressante, lo eviteremmo volentieri. Il tuo libro invece assume una forma divertente, quasi fa venir voglia di salire sulla Metro A e andare a cercare con lo sguardo qualcuna delle situazioni da te raccontate o anche di nuove. Da dove nasce questo tuo “dono” di trasformare le cose in pura allegria?

M.J.: Un dono dici? Ti ringrazio! Probabilmente è solo un po’ fantasia. Bisogna sempre trovare qualcosa di magico nella nostra quotidianità o sarebbe tediosa e molto stressante. Rimane un viaggio impegnativo quello in metropolitana, lo ammetto, anche se ora ho tradito la Metro A con la Metro C che, detto tra noi, ancora offre pochi spettacoli. Sono felice all’idea di poter rendere, anche solo in minima parte, positivo qualcosa che a volte davvero non lo è!

S.C.: Il libro è accompagnato da alcune illustrazioni che mostrano i personaggi descritti al suo interno. Chi li ha realizzati?

M.J.: La copertina del libro è stata realizzata da una mia amica super talentuosa, Ilaria Bonifazi, che colgo l’occasione di ringraziare ancora. L’ha realizzata prima ancora che ci conoscessimo bene e ha capito al volo quello che volevo. Le modeste realizzazioni dei personaggi sono toccate a me, ogni tanto mi diletto a scarabocchiare e poi volevo dare al lettore l’immagine che avevo in mente (perché per un ritratto più realistico non ne avevo le capacità, eheheh!).

S.C.: Perdonami, ma devo dissentire sulle tue capacità artistiche! Le trovo piacevoli e allegre le tue illustrazioni. Degne di un fumetto!

M.J.: Ti ringrazio, ma non sei credibile!

S.C.: Io credo in te! Comunque… Vorrei farti una domanda che esce un po’ dal tuo libro, ma vi è collegata inevitabilmente. La cultura del leggere in viaggio, in particolare quando si fanno i tragitti da un posto all’altro, diviene per alcuni un momento privato in cui ci si isola dal mondo per tuffarsi nel fantastico mondo descritto dal libro che si ha tra le mani. I tuoi tragitti di solito sono vissuti da lettrice oppure passi il tempo solo a osservare gli altri per scrivere i tuoi libri?

M.J.: Sono assolutamente una persona che si porta sempre un libro dietro, per viaggi lunghi, ma anche per quelli corti, proprio perché, come dici tu, immergersi in altri mondi letterari è uno dei modi più sani, oltre che belli, di trascorrere il tempo. Per scrivere Next Stop Anagnina ho fatto un’eccezione, ma sono già tornata lettrice, per il momento almeno.

S.C.: Vuoi dare un suggerimento di lettura ai nostri appassionati lettori?

M.J.: La lettura è soggettiva, quindi non oserei consigliare libri, posso però affermare quanto mi siano cari quelli del genere Fantasy e quanti valori promuovano sotto le spoglie dell’immaginazione. Ogni libro ha qualcosa da insegnare, quindi non consiglio un titolo, ma consiglio vivamente tutti i titoli!

S.C.: Nel mondo in cui viviamo, la comunicazione è diventata centrale e indispensabile in tanti settori. Il tuo libro è intriso di segnali che si rifanno a dinamiche comunicative. In particolare, la comunicazione non verbale che in un vagone diviene centrale – penso agli sguardi, ai sorrisi – oppure all’ascoltare i discorsi degli altri e così via; allo stesso tempo, sempre più persone passano i momenti in cui sono in metro o sui mezzi pubblici a comunicare tramite lo smartphone e i social con persone distanti. Quale è la posizione di Meri Jo in merito all’utilizzo esagerato dei social (non per chi lo usa per lavoro, naturalmente)?

M.J.: Vorrei non apparire come una nostalgica e soprattutto non vorrei sembrare contro le nuove tecnologie che includono i social, ma l’eccesso non va bene in qualsiasi cosa, e nel frenetico seguire i tempi e le mode, non ci rendiamo conto di cosa perdiamo. Non è la messaggistica istantanea il problema, ma la perdita della capacità di aspettare, quella necessità di mandarsi foto e posizioni, che diviene il non aver nulla da raccontare una volta che si sta insieme realmente. Ecco, bisognerebbe pensare a questo aspetto, dare un po’ più di attenzione alla posta in gioco. Sono sicura che per molti oramai, ricevere una lettera colpisca ancora più che ricevere una dichiarazione sui social. La mia generazione forse si salva in calcio d’angolo, perché cresciuta senza social e riesce a farne anche a meno, ma per le nuove, un po’ di paura ce l’ho, l’ammetto!

S.C.: Questo tuo pensiero è condivisibile e tocca un aspetto che, ironia della sorte, allontana le persone che vivono la tecnologia nell’era della comunicazione. Dovremmo ritornare veramente alle vecchie abitudini, e la lettura può solo che aiutare! Grazie per aver condiviso con noi questo momento di letteratura! Buon viaggio in questo fantastico mondo che è la scrittura!

M.J.: Un saluto ai lettori del Blog e grazie a te per avermi ospitata in questo spazio culturale. Ringrazio anche la mia Casa Editrice per avermi dato l’opportunità di vivere un’avventura diversa come quella della pubblicazione di un libro.

Dopo questa intervista a Meri Jo, non mi rimane che invitare tutti a prendete subito una copia di Next Stop Anagnina, per una lettura divertente lungo la linea della metropolitana di Roma!

Intervista di Simone Colaiacomo

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La gente si guarda sbigottita: «Ma che è sta fila infinita?»

Ti avvicini lentamente con aria indagatrice e senti solo lamenti […]

Qualche risatina straniera che vede l’avventura pensando sia una cosa rara, che accade una volta sola, quasi bella da vivere (very folkloristic! Amazing!) e poi… la vedi arrivà.

La tanto attesa, la radunatrice di folle in delirio (quello vero!), la portatrice di speranze di una mattinata non ancora da gettare via. Eccola là, in tutta la sua beltà: la Metro A!”

Prendi la tua copia di NEXT STOP ANAGNINA!

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