Andresti a vivere in una isola in cui il sistema sociale funziona perfettamente?

 

Sarebbe bello, lo riconosco! Non dover faticare per ottenere qualsiasi cosa di cui si necessita. Ma come ogni luogo perfetto – e per perfetto intendo “veramente perfetto”! -, tale condizione rasenta l’utopia.

Un romanzo distopico che ha caratterizzato, in uno dei periodi storici più dinamici e complessi degli ultimi secoli, un monumento volto alla ricerca di quel miglioramento per un essere umano che ha invece generato, oltre alle grandi innovazioni della rivoluzione industriale, anche guerre e distruzione.

Pertanto, questa dicotomia comportamentale che costruisce, migliora, accresce la conoscenza, viene infine applicata per la ricerca del potere e per distruggere il proprio rivale.

L’Isola, scritto durane la Guerra Fredda, contiene tutta una evoluzione storica fatta di vissuti dell’autore; è un viaggio sociale, non solo una storia da leggere e immaginare.

Sì, perché ciò che sembra perfetto nasconde spesso delle pecche, lì dove il suo raggiungimento rischia di rimanere teorico e non attuabile.

Entriamo nel vivo dell’ultimo romanzo scritto da Huxley: L’isola.

Un uomo naufraga sulle coste di un’immaginaria isola chiamata Pala e fa conoscenza con una cultura in cui tutto sembra funzionare.

Queste persone vivono isolate dal resto del mondo che considerano sbagliato, corrotto, destrutturante.

L’incontro con una bambina particolare ammorbidisce i suoi atteggiamenti, come una piccola terapeuta che lo guarisce con la semplicità del suo essere. Affascinante è uno dei primi dialoghi dove la bimba lo esorta a ripetere una frase che descrive l’epilogo di un incidente occorsogli, per liberarlo dal suo blocco e dalle preoccupazioni, distruggendo le sovrastrutture che inducono a credere che determinate cose siano problemi reali anche quando non si verificano.

A volte, il solo pensare che una cosa potrebbe accadere fa sì che il nostro cervello elabori tutta una serie di dinamiche che ipotizzano determinate conseguenze, alzando un polverone inutile, basato su supposizioni che poi, probabilmente, non si verificheranno.

L’idea di società ideale di questa comunità ruota attorno all’armonia con la natura, dove sono superati i complessi a favore di un ampliamento della consapevolezza.

Parliamo di utopia, poiché le singolarità hanno comunque un peso sul sociale, un impatto che non si può trascurare. Anche se una scintilla di credibilità si presenta nella realizzazione di un mondo simile che potrai scoprire in queste pagine.

La difficoltà sta spesso nell’applicare al mondo quel che funziona in piccolo. Una cultura chiusa assimila nel tempo determinate abitudini e certezze che si rafforzano, generazione dopo generazione. Far ricominciare da zero, far riadattare civiltà millenarie a una nuova linea di pensiero, si può dimostrare cosa di difficile realizzazione.

Rientrando nella trama, le barbarie perpetrate dal mondo moderno raggiungono anche questo piccola isola paradisiaca circondata dal mare.

Huxley scrive questo romanzo alternando il raziocinio all’intelletto, dove il primo è un freno di controllo; l’autore giunge a quella che il critico Nazareno Fabbretti ha per lui definito come una “metempsicosi, [arrivando, in fine] non al purgatorio, al mistero, non alla luce”.

I personaggi divengono infatti strumenti per diffondere le sue idee che volgono principalmente al favorire, tra le persone, un amore reciproco fondato su basi logiche, mascherando da romanzi quelli che risultano essere veri e propri saggi.

L’Isola è un libro da vivere e comprendere, entrandoci dentro, calpestando la terra che Aldous Huxley ci ha lasciato, in un luogo sperduto in mezzo al mare.

“Tutte le cose, a tutte le cose

del tutto indifferenti,

perfettamente collaborano

nella discordia per un Bene

al di là del bene, per un Essere

più senza tempo nella caducità,

più eterno nel suo affievolirsi

del Dio nel cielo”.

Genere: distopico
Edito: Vari editori (Prima edizione 1962)
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di Simone Colaiacomo

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