La Foresta dei Fiori d’Acciaio, tra utopia e distopia.

Sin dalle prime pagine La Foresta dei Fiori d’Acciaio si presenta come una favola utopica, lontana dai canoni di realismo fantascientifico a cui siamo abituati.

L’autore misterioso ricalca, con uno stilema tronfio, sicuro e a tratti solenne, la realtà di due Regni diametralmente opposti nei costumi, nelle usanze, nei credi e nelle filosofie di vita.

Il Regno del Sud presenta uno scenario quasi fiabesco, in cui il forte aiuta il debole, non si mangiano le altre creature viventi e non c’è bisogno di comprare il cibo in quanto, gli stessi abitanti, si donano tutto il necessario per vivere dignitosamente.

Nel Regno del Nord invece vige l’ingiustizia più cruda travestita dei panni di ciò che è più conveniente; lì gli abitanti usano prevaricare l’altro per sopravvivere, e i potenti vivono di ipocrisia per giustificare la brama di potere e benessere.

Anthony C. ha disegnato e ricalcato gli aspetti più belli e più brutti della nostra società, scindendoli in due Regni diversi, e li analizza punto per punto nelle avventure e nei combattimenti dei Reggenti, questi guerrieri impavidi a guardia dei quattro cancelli posti al limitare della Foresta dei Fiori d’Acciaio.

Non c’è un vinto e un vincitore in questa favola, non esiste il buono e il cattivo, in quanto gli aspetti eviscerati sono comuni e coesistono in un equilibrio indissolubile nelle vite di tutti noi.

Una fiaba originale, uno scorcio di come potrebbe essere, per assurdo, il nostro mondo in cui il Bene e il Male vivono isolati l’uno dall’altro.

Interessante.

di Viviana Nobile

Buona lettura dal Blog Letterario Horti di Giano!

Genere: fantasy/ucronico/distopico
Edito: Horti di Giano (2020)
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