Una “gotica chimera” nascosta tra le nebbie dei versi.

Parlare di rinascimento gotico è qualcosa che oggi sta prendendo piede e ne sono molto contento, perché è un genere letterario che ho sempre apprezzato, sin da bambino.

Non a caso ho inseguito, e molto, questa impronta narrativa, a tal punto da parlarne e scriverne di frequente.

Non mi ero però imbattuto ancora nella poesia gotica.

Dark poetry, come viene chiamata, è uno stile che richiama il lato oscuro e misterioso dell’arte poetica, ma non solo.

Devo riconoscere che, quando mi sono immerso nella raccolta Gotica chimera di Francesca Ghiribelli ho iniziato la lettura dei suoi versi con molto entusiasmo ma con uno spirito critico e attento, poiché quando si ama qualcosa si diventa molto rigorosi.

Ma, poesia dopo poesia, mi sono lasciato andare, poiché le parole accompagnavano eleganti le storie che narravano, e quel velo di oscura curiosità ha preso il sopravvento.

Ho notato come l’impronta della tradizione gotica di fine ottocento sazia la poetica della Ghiribelli. Quel romanticismo amoroso che si mischia ai temi classici come la malinconia e il sovrannaturale si colgono e si fanno largo in modo presente e sapiente.

Una delle poesie che, a mio avviso, può racchiudere al meglio tutti questi aspetti, è Sepolcro d’amore.

Cerco nel vento tempesta di sogni

e mentre fiaccola del mio giorno è la notte

mi desto nel dolce sepolcro del mio vivere.

Sospiro di candela accende i sensi

e il pallore della pelle di luna

ruba rossore alle mie guance,

son qui dove il cuore ha cessato di battere

e l’anima è volata fra le ragnatele

di questa terra,

preludio di tenebra.

Ascolto il richiamo del silenzio

che ora è la mia veste,

su brillante porpora riposa il mio essere

in ricordo della vita ormai preda di nessuno.

Respiro ero,

polvere sarò

e adesso il freddo tumulto dell’amore sono.

La profondità di questi versi dà il pieno senso di un fare poesia che rispetta la tradizione personalizzando lo stile.

Gli opposti si alternano, scambiandosi i ruoli, dove l’oscurità illumina, dove l’aspetto figurativo e ultraterreno si palesa.

La morte, quel “cessare di battere”, dà vita a una non morte e l’anima non c’è più, perché volata via tra le ragnatele della terra, simbolo di morte, per l’appunto.

La vita è un sepolcro in cui ci si sveglia e si inizia a vivere qualcosa di diverso, di innaturale, oltre il ciclo naturale delle cose che conosciamo.

Vestiti di silenzio, attraverso questa figura irreale che, come una sinestesia, utilizza il suono sulla dimensione cinestesica, pone attenzione al momento esatto in cui ci si trova: non vita, perché “respiro ero”, non morte, perché “polvere sarò”.

In questo purgatorio cosa resta? Solo l’amore che è comunque un freddo tumulto.

Altro tema centrale nelle poesie della raccolta Gotica chimera è racchiuso nella Luna, attenta guardiana che asseconda le creature della notte, che ora dona, ora sospira, ora bisbiglia, ora è spuma, ora è gocce di sudore come perle, madide perle di luna.

Se di luna amassi il tempo

forse sarei vestita di vento

fino a sentirmi nuda dentro

questo filo di tormento.

I versi sono ricercati, mai banali, mai scontati. Stupire non è cosa semplice, ma questa raccolta lo sa fare e convince.

Non resta altro che leggerla per intero, magari accompagnati da una tenue “fiamma che spira nel vento” in un “magico falò d’estate”.

di Simone Colaiacomo

Buona lettura dal Blog Letterario Horti di Giano!

Genere: dark poetry
Edito: Collana Tulipani Edizioni (2020)
Prendi la tua copia di Gotica chimera

Se ami la poesia, leggi l’intervista al poeta Paolo Bruni

 

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