Sapete cosa accade alla maggior parte delle persone che vengono sottoposte a un intervento a cuore aperto? Perdono pezzi di memoria!

“Perché mai?”, vi domanderete. Per gli effetti collaterali della circolazione extra corporea.

Quando si interviene chirurgicamente su un cuore umano, è necessario interrompere il passaggio del sangue all’interno del cuore stesso ma, per far sì che gli organi interni e il cervello continuino a essere ossigenati, viene attivata una sorta di pompa dove viene dirottato tutto il sangue per poi farlo rientrare nel corpo, opportunamente ossigenato:

questa pompa, o cuore artificiale, sostituisce in tutto e per tutto le funzioni del cuore umano.

In quasi la totalità dei casi, questa pratica fa in modo che il paziente non riporti problemi neurologici causati dall’intervento, almeno è ciò che sembra durante il controllo immediatamente successivo al risveglio del paziente.

E invece, con il tempo, ci si accorge che qualcosa non torna.

Durante normalissime conversazioni con parenti o amici, può accadere di sentirli parlare di avvenimenti che dovresti ricordare perfettamente anche tu e invece nella tua mente c’è il vuoto.

A me è capitato dopo le varie operazioni al cuore che ho affrontato.

Quello specifico avvenimento sembra faccia parte delle vita di un’altra persona, per quanto tu non ne abbia minimamente memoria.

E non serve a nulla, al momento, che tentino di raccontarti i particolari, anche i più strani, di quella situazione, per aiutarti a ricordare.

Quell’episodio è finito in un enorme buco nero nella tua memoria.

Con il tempo ti accorgi che non è e non sarà l’unico.

Accade con eventi della vita passata da un po’ di tempo ma anche con episodi vissuti più recentemente.

Tipo: “Ti ricordi quel film che abbiamo visto al cinema l’anno scorso?”

E tu gli domandi: “Sei sicuro che c’ero anch’io?”.

Poi ti rendi conto che quel ricordo, dalla tua memoria, è svanito per sempre.

Poco tempo fa, per esempio, ho scoperto il motivo per cui tengo molto a un libro di Gianni Rodari, Favole al telefono, che di recente ho letto con molta gioia a mia figlia.

Una mia compagna delle scuole elementari mi ha raccontato che la maestra di italiano ci leggeva sempre quelle favole e, a me dovevano piacere molto, al punto da chiedere a mia madre di comprare il libro.

L’ho tenuto sulla libreria per anni, ricordando con piacere la sensazione che quelle favole mi avevano donato ma non il motivo per cui avessi quel libro o come lo avessi incontrato.

Purtroppo, può accadere in ogni momento di accorgersi che un altro pezzo della tua vita sia svanito per sempre, come se tu non lo avessi mai vissuto.

C’è una voragine nella mia memoria, un buco nero, dove può finire ogni genere di ricordo per non riaffiorare mai più.

Ci si accorge di averli persi solo quando qualcuno te li racconta, senza rendersi conto, però, di alimentare un dolore e lasciarti poi con la domanda su cos’altro sia andato perso.

Ma è necessario imparare a convivere anche con questi vuoti, dando importanza ai ricordi belli che si posseggono ancora perché, per fortuna, ce ne sono tanti.

Questo è ciò che mi è accaduto e, nonostante tutto, si va avanti.

Come ho detto fa male, ma al contempo chi ti sta vicino, chi ti vuole bene può raccontarti quel che dalla tua memoria è svanito, si è nascosto.

Non è una consolazione, certo, ma comunque è sempre qualcosa che ti viene, in un modo o nell’altro, restituito.

di Chiara Cicconi

Chiara Cicconi ha pubblicato libo Luce, un’autobiografia sulla sua esperienza di premorte successiva a un’operazione al cuore.

Prendi la tua copia del libro per conoscere il suo messaggio di speranza!

Buona lettura del libro Luce di Chiara Cicconi!

Puoi leggere l’intervista rilasciata da Chiara Cicconi al link seguente:

Chiara Cicconi – Luce

 

 

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